Selvaggi

Selvaggi

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La fotografia dell’Italia degli anni Novanta, nel pieno dello scontro tra Berlusconi e Prodi, dei fratelli Vanzina passa per Selvaggi. Stavolta l’escamotage per riunire e far interagire rappresentanti di estrazioni sociali, aree geografiche e idee politiche diverse non è la solita vacanza quanto una situazione da Cast Away, di sopravvivenza su un’isola deserta tropicale. E in quel contesto gli italiani portano dietro tutto il loro bagaglio da bar sport.

Mare forza nove

Bebo, chirurgo plastico milanese in vacanza nel Centroamerica sulla barca dell’amica Daniela nel periodo natalizio, scopre la sua fidanzata a letto con un amico. Decide così di cambiare vacanza e raggiungere altri amici a Sankt Moritz. Nel fare scalo all’aeroporto di L’Avana, incontra per caso l’amica e fotografa toscana Carlina in compagnia con due modelle statunitensi, Cindy e Linda. Insieme a loro, altri sette turisti italiani si ritrovano in viaggio su un piccolo aereo cubano: l’impiegato alle poste romano e comunista militante Mario Nardone con la moglie Cinzia, l’animatore turistico veneto Jimmy, il disoccupato barese Felice e il professore di geografia napoletano Luigi Pinardi con la sorella Marisa. Durante il volo, il velivolo accusa un’improvvisa avaria riuscendo a compiere un atterraggio fortuito su un’isola sconosciuta nel Mar dei Caraibi. Non rimane che la condizione di sopravvivenza alla Robinson Crusoe, procacciandosi il cibo raccogliendo frutta o con la pesca. Nel nucleo di italiani le dinamiche che si creano sono varie. Jimmy e Carlina si innamorano, Mario e Bebo hanno frequenti alterchi per via delle opposte idee politiche. [sinossi]

Nel periodo natalizio del 1995, il duello di incassi al botteghino per il tradizionale cinepanettone, prima che questa definizione venisse coniata, è stato come un fuoco amico. Da una parte infatti la Filmauro di Aurelio De Laurentiis apriva le carte con Vacanze di Natale ’95, con la coppia Boldi-De Sica, regia di Neri Parenti e soggetto di Carlo ed Enrico Vanzina. Dall’altra i fratelli erano protagonisti del rilancio della Medusa con Selvaggi, con la solita loro suddivisione di ruoli, Carlo alla regia, Enrico e Carlo a soggetto e sceneggiatura. Un fuoco amico che torna nelle rivalità, nelle schermaglie, amorose, politiche, del gruppo di italiani che vivono come naufraghi nell’isola deserta tropicale di Selvaggi.
Negli anni Novanta i fratelli Vanzina hanno registrato, con il loro cinema di comedy of manners e instant movie, un cambiamento antropologico rispetto al decennio precedente, quello degli yuppies, di cui i fratelli cineasti sono passati, nella vulgata, a ragione e a torto, come i cantori. Nel film Sognando la California, del 1992, inizia a comparire un comunista, guarda caso interpretato da Maurizio Ferrini, alle prese con contraddizioni e disillusioni ideologiche e post-ideologiche, figura totalmente assente nei film dei Vanzina degli anni Ottanta con l’unica eccezione del pittore alternativo de I miei primi 40 anni. Figura quest’ultima, comunque presa dalla realtà è non certo privo di incoerenza. Qui il comunista, con tanto di maglietta con effige di Che Guevara perennemente addosso, è Mario, romano, interpretato da Antonello Fassari. Lui si contrappone a Bebo, chirurgo estetico milanese, esponente del mondo yuppies anni Ottanta, interpretato da Ezio Greggio, già yuppie nel film Yuppies – I giovani di successo. Bebo ovviamente stravede per Berlusconi. La compagine protagonista del melting pot sociale, regionale, ideologico vanziniano di Selvaggi si completa con il professore napoletano Luigi Pinardi (Leo Gullotta), uomo moderato di centro che stravede per Prodi. Ci sono poi la toscana Carlina, il veneto Jimmy, il barese Felice, Marisa, la sorella di Luigi, Cinzia, la moglie di Mario, e due fotomodelle americane senza grande spessore narrativo. La fotografia dell’Italia è un’istantanea perfetta, anche nella figura di Jimmy, l’animatore turistico che ambisce a raggiungere il successo televisivo di Fiorello, lui che è interpretato da Franco Oppini che calcava le scene della tv molto prima di Fiorello stesso. E la vicenda è uno degli stratagemmi narrativi dei fratelli per creare un’aggregazione di personaggi di estrazione sociale diversa, per cui il disoccupato Felice ha potuto permettersi la vacanza vincendola al gratta e vinci.

Nel 1995, ricordiamo, l’Italia è reduce da Tangentopoli, raccontata dai Vanzina in S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa, e dalla fine della prima repubblica, ed è spaccata in modo bipolare tra Berlusconi e Prodi, tra il Polo delle Libertà di centro-destra, in un governo agli sgoccioli, e l’Ulivo di centro-sinistra che avrebbe vinto le elezioni successive. La contrapposizione è registrata nel film, come in altri dei fratelli, anche dalla diversa estrazione degli attori comici, da quelli del Drive In, della Fininvest, come Greggio, ai volti di Raitre, come Fassari o Cinzia Leone. Per la verità il casting del film è stato il risultato casuale di ripieghi vari. Il ruolo di Bebo era stato proposto prima a Claudio Bisio, che rifiutò perché non voleva interpretare un uomo della destra berlusconiana, e a Teo Teocoli, mentre quello di Jimmy era stato assegnato a Leonardo Pieraccioni che dovette lasciare per vincoli di opportunità con Cecchi Gori che stava per produrgli I laureati.

In Selvaggi Berlusconi viene spesso citato, come uno spauracchio, come il suo tormentone “mi consenta”, e rappresenta anche l’ultima battuta del film, un film che è prodotto proprio dalla berlusconiana Medusa. Rispetto agli anni Novanta di Sognando la California, dove c’era l’illuso comunista Silvio e l’arricchito Lorenzo, e il film si chiudeva con una sorta di rimpianto per una vita più modesta ma felice, quando i soldi non c’erano, qui le sfumature ideologiche sono un po’ cambiate. Le due figure agli estremi sono incattivite, e il comunista Mario ne esce malissimo quando rifiuta quel collettivismo che dovrebbe professare, nel momento in cui pesca un grosso pesce e non lo vuole condividere con gli altri, ritirandosi con la moglie nella sua capanna, la sua proprietà privata. Bebo invece, non esente da antipatia, sarà proprio quello che salverà tutti, mostrando la sua generosità. Più che il ricco che salva i poveri, si tratta però del ricco che rifiuta il suo giro di amicizie altolocate, che si rivela fatto di persone squallide che pugnalano alle spalle, per abbracciare questa nuova umanità, bella proprio perché varia, che ha conosciuto e imparato ad apprezzare superando ogni diffidenza. Ma l’avvicinamento tra Bebo e Mario, tra il capitalista e il marxista, avviene ancora perché il primo, chirurgo estetico, si improvvisa dentista, in un primo momento di generosità verso il nemico, e gli cura l’ascesso. Da notare che la professione di dentista, molto frequente nell’universo vanziniano, era già quella di Lorenzo (Massimo Boldi) di Sognando la California, con studio nella zona milanese chic di piazza San Babila, avendo come cliente nientemeno che “il Berlusca”.

Bebo rappresenta l’archetipico eroe vanziniano che esprime la propria supremazia annullando le distanze, inseguendo il dono dell’ubiquità. Come nella famosa battuta di Donatone di Vacanze di Natale: «Via della Spiga, Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi… Alboreto is nothing!», o nell’arrivo fulmineo di Bob di Sotto il vestito niente dal parco di Yellowstone alla milanese via Monte Napoleone, quando percepisce che la sorella è in pericolo. Ma i Vanzina possono anche irridere a questo delirio di onnipotenza da saetta, i personaggi possono fallire, non fare in tempo come succede a Marco, protagonista di Amarsi un po’. E Bebo è uno dei perdenti in questo senso, non riuscendo a cambiare vacanza dal Centroamerica a Sankt Moritz. Ma qui tutti i personaggi in viaggio verranno irrisi ritornando al punto di partenza, mentre Bebo rincontra per caso i suoi vecchi amici stronzi che aveva lasciato in altre isole tropicali. Il mondo dei Vanzina è piccolo.

Gli italiani in questa isola deserta non sembrano mai ridotti allo stremo ma portano tutte le loro mediocrità come nella classica vacanza vanziniana. Esibiscono guardaroba molto variegati, cambiandosi d’abito ogni giorno, a parte il comunista che non può rinunciare alla sua t-shirt con Che Guevara. I maschi fanno gara ad abbordare le fotomodelle straniere. Mentre Carlina scarica subito Jimmy, una volta ripartiti in aereo, facendo capire che per lei era una fatua avventura vacanziera. Sull’isola i naufraghi fanno party, partite a tombola, lo yuppie Bebo gioca a golf. E alla fine tutte le tensioni si compongono nella passione italica del gioco del pallone. Lo si può fare ovunque, persino su una spiaggia di un’isola deserta, un po’ come quella memorabile partita nello Zabriskie Point in Vacanze in America, irriverente con il film di Antonioni. La partita di calcio sancisce il definitivo compromesso storico degli italiani, siano essi per Prodi, Berlusconi o per Rifondazione Comunista.
I cinefili Vanzina come sempre citano (Fantozzi) e si citano nella battuta «sotto i capelli niente» che richiama il loro celebre thriller. E la fuga dall’isola con le zattere sembra riprendere la strofa di una canzone simbolo del loro cinema, quale Maracaibo di Lu Colombo: «Maracaibo, mare forza nove, fuggire sì ma dove, Zaza».

Info
Selvaggi, il trailer.

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