Plaire, aimer et courir vite

Plaire, aimer et courir vite

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Presentato in concorso a Cannes 2018, Plaire, aimer et courir vite di Christophe Honoré è un melodramma in bilico tra dialoghi dilatati, très chic, perfettamente in linea con buona parte dell’autorialità transalpina post-Nouvelle Vague e un lavoro di sottrazione (e perfino negazione) di un sesso cercato, trovato ma lasciato fuori campo, appena accennato, nascosto nell’ombra. Sentimentalismi preziosi e una parabola amara e inevitabile su le SIDA, cupo mietitore della comunità omosessuale negli anni Novanta. Amore, morte e battuage.

Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

1990. Arthur ha vent’anni ed è uno studente a Rennes. La sua vita cambia quando incontra Jacques, uno scrittore che vive a Parigi col giovane figlio. Durante l’estate, Arthur e Jacques si godranno l’un l’altro e si ameranno. Ma Jacques sa che questo amore deve essere vissuto velocemente… [sinossi]

Inforca direzioni quasi opposte Plaire, aimer et courir vite. Centrifugo e centripeto, verbosissimo e sfuggente. Leggiadro e amarissimo. Costruito fotogramma per fotogramma, parola per parola, eppure sincero, vivissimo. Imperfetto, certo. Autoreferenziale, per molti aspetti ripiegato su se stesso. Sì, senza dubbio. Eppure. Eppure le notti sono proprio quelle, più belle dei vostri giorni. Eppure Pierre Deladonchamps (Jacques), Vincent Lacoste (Arthur) e Denis Podalydès (Mathieu) sono perfetti, nonostante i costanti rimandi ed echi nouvellevagueiani, i dialoghi debordanti, la durata eccessiva. Eppure. Eppure. Plaire, aimer et courir vite è un film avversativo.

Jacques è un uomo di successo, di cultura. Uno scrittore, ça va sans dire. Ha un figlio, Loulou. Non una moglie, ma un’amica. Arthur è un ragazzo brillante, amato un po’ da tutti. Sicuramente dalla più che graziosa Nadine (Adèle Wismes), da qualche amico, da molti uomini. Arthur si immerge nelle notti dei parchi e dei parcheggi, nelle notti del battuage, del sesso occasionale, fatto e guardato. Buio, ombra e penombra. Un po’ come con Jacques, Christophe Honoré ci allontana dall’amplesso, ma anche dalla morte. Già, perché le strade del battuage sono anche le strade percorse dall’AIDS (SIDA, per i francesi), l’implacabile mietitore di omosessuali – ma non solo. Plaire, aimer et courir vite non è un film scabroso, relega l’atto sessuale al fuori campo, lo sfuma nella penombra, ce lo mostra quando è mancato, fallito, finito. Un po’ come Jacques con la sofferenza, con la morte, con un destino già scritto – per molti amici, amanti, conoscenti, forse anche per lui… e per altri dopo di lui.

Plaire, aimer et courir vite è un film nostalgico, un pezzo di storia e memoria. Un racconto di un tempo per certi versi lontanissimo: quella penombra oggi è digitale, di AIDS si parla sempre meno e forse quelle notti non sono più belle dei vostri giorni. Honoré scandisce questo diario generazionale con una sorta di playlist puntuale, forse un po’ meccanica, eppure efficacissima in più di un passaggio. Vediamo/sentiamo una sequenza/musica che declina all’europea La mamma morta di Philadelphia. Gli anni Novanta non sono ricostruiti minuziosamente, ma sono evocati costantemente, iconograficamente.
La nostalgia di Plaire, aimer et courir vite corre su due binari. Quello del primo amore (Arthur). E quello dell’ultimo amore (Jacques). Una contrapposizione vita/morte evidente ma mai marcata, suggerita a più riprese (la sequenza della vasca) per preparaci alle lacrime. Tutto il percorso del consapevole Jacques, comprese le sue vie di fuga, è una lunga preparazione a quello che verrà. Jacques è un uomo degli anni Novanta, Arthur vivrà pienamente altri decenni, voltandosi probabilmente più volte. Il primo amore, il ricordo, la nostalgia.

Plaire, aimer et courir vite è un film di slanci e rinunce. Di letteratura e cinema (la lettera sullo schermo, la sala, Lezioni di piano). Di incontri e addii. Un film su quello che è stato (Jacques) e che poteva essere (Arthur). Un film di amore e morte. Un film sull’AIDS, parlato e mai gridato, mai spettacolarizzato. Un melodramma che ci racconta di un ostacolo ben preciso, di una montagna che è impossibile scalare, di una storia d’amore destinata a finire. Sì, verboso, a tratti fuori controllo, troppo lungo. Eppure.

Info
La scheda di Plaire, aimer et courir vite sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer originale di Plaire, aimer et courir vite.
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