Black Bag – Doppio gioco
di Steven Soderbergh
Sotto la coperta confortevole del genere Steven Soderbergh con Black Bag – Doppio gioco mette in scena lo sfacelo del rapporto di coppia e l’urgenza disperata di sentirsi umani in un mondo di macchine (il poligrafo, i satelliti).
Essere (dis)umani
Londra. L’agente segreto George Woodhouse deve svolgere una delicata missione; il suo superiore Meacham gli ha dato infatti una settimana di tempo per indagare sulla fuga di notizie di un software top-secret dal nome in codice Severus. Tra i cinque agenti del SIS sospettati, c’è anche sua moglie Kathryn. Così, per smascherare il traditore, invita gli altri quattro a cena a casa sua. I sospetti di George su sua moglie aumentano quando trova un biglietto del cinema nella spazzatura. Ma Kathryn è colpevole o la posta in gioco è ancora più alta? [sinossi]
Uno degli elementi fondamentali nella scrittura del sessantaduenne David Koepp, sceneggiatore che esordì nel 1988 collaborando allo script del thriller in odor di cinefilia Apartment Zero insieme a Martin Donovan (che ne era anche il regista), è la necessità di mantenere e difendere la propria umanità anche in scenari in cui la tecnocrazia o la (fanta)scienza hanno preso definitivamente il sopravvento: rientrano a ben vedere in quest’ottica i vari La morte ti fa bella, Panic Room, Angeli e Demoni e Inferno, le varie collaborazioni con Steven Spielberg – Jurassic Park, Il mondo perduto, La guerra dei mondi, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo – e anche le sue stesse incursioni dietro la macchina da presa fin dai tempi di Effetto black out. Il discorso teorico si è fatto ancora più robusto da quando Koepp ha iniziato a scrivere per Steven Soderbergh: lo testimoniano Kimi, che si muoveva nel campo dell’informatica, il fantasmatico Presence (che uscirà da noi tra qualche mese), e ora Black Bag, che nel sottotitolo italiano acquista anche un Doppio gioco che ovviamente evidenzia il côté spionistico della vicenda. A perdersi dietro la mera narrazione si rischia di smarrire il concetto alla base del discorso portato avanti da Soderbergh, qui alla sua regia numero trentacinque (trentasei se si conta anche Mr. Kneff, sua revisione completa di quel Delitti e segreti che nel 1991 segnò l’opera seconda dopo i fasti internazionali ottenuti con l’esordio Sesso, bugie e videotape, Palma d’Oro nel 1989 a Cannes. La trama di Black Bag, sic et simpliciter, non fa che rinverdire uno dei passaggi topici dei film dedicati allo spionaggio: cosa succederebbe se i servizi segreti informassero il protagonista che la spia che ha fatto trapelare una fuga di notizie riguardanti un software segretissimo potrebbe essere sua moglie? Nulla di nuovo, per l’appunto, se si pensa che solo un pugno di anni fa Robert Zemeckis portò a termine lo splendido Allied, che puntava lo sguardo verso il medesimo orizzonte.
Per di più lo sviluppo della trama tende solo a farsi sempre più contorta, tra doppiogiochisti e amanti traditi: sì, perché il vero senso del film va ricercato semmai nella disquisizione soderberghiana sulla crisi di coppia, sull’infedeltà suggerita o evidente, sulla capacità di nascondere se stessi agli altri per calcolo, convenienza, o solo perché capita. Questa gigantografia sul crollo della coppia borghese – e sulla sia ricomposizione, ça va sans dire – viene affrontata dal regista nato in Georgia e cresciuto in Louisiana con l’approccio che lo contraddistingue oramai da molti anni, attraverso un formalismo raggelato, dorato nel suo inattaccabile splendore ma volutamente distante dal furore che animò alcune delle sue sortite più ispirate (il già citato Sesso, bugie e videotape, ovviamente, ma anche L’inglese, Bubble, il dittico dedicato a Ernesto ‘Che’ Guevara, Contagion, Effetti collaterali e Dietro i candelabri). Questo stilismo dichiarato può tenere a distanza una parte degli spettatori, e fornire l’impressione che Soderbergh non ami più confrontarsi con le profondità di ciò che mette in scena, preferendo la superficie liscia delle cose. Anche se in parte ciò può essere vero, e Black Bag possiede una dimensione ludica che lo distacca ulteriormente dalla materia pulsante che dovrebbe animarlo, resta la riflessione non banale sulla volontà disperata dei personaggi di dimostrarsi umani, di essere considerati tali, di poter fallire – e magari morire – proprio perché non sono solo meccanismi di un ingranaggio. Così si può affrontare la prova del poligrafo, o disquisire di russi da far morire a cena, magari davanti a un bel bicchiere di vino, ma non si può non temere di non essere più compresi dai propri simili, o addirittura considerati “simili”. Questo, in un’epoca di smaterializzazione e di spersonalizzazione (temi su cui già si era mosso nel precedente Presence), è tutt’altro che un banale giochino; Soderbergh utilizza il meccanismo del cinema per evidenziare quanto l’ingranaggio della società abbia oramai preso il sopravvento sull’umano. Ma c’è ancora (forse) una speranza.
Info
Il trailer di Black Bag – Doppio gioco.
- Genere: drammatico, spy story, thriller
- Titolo originale: Black Bag
- Paese/Anno: USA | 2025
- Regia: Steven Soderbergh
- Sceneggiatura: David Koepp
- Fotografia: Steven Soderbergh
- Montaggio: Steven Soderbergh
- Interpreti: Ambika Mod, Cate Blanchett, Gustaf Skarsgård, Kae Alexander, Marisa Abela, Michael Fassbender, Naomie Harris, Pierce Brosnan, Regé-Jean Page, Tom Burke
- Colonna sonora: David Holmes
- Produzione: Casey Silver Productions, Focus Features
- Distribuzione: Universal Pictures
- Durata: 93'
- Data di uscita: 30/04/2025




Presence
Mr. Kneff
Magic Mike – The Last Dance
L’inglese
Panama Papers
Unsane
La truffa dei Logan
Dietro i candelabri
Effetti collaterali
Magic Mike
Knockout – Resa dei conti
Contagion
Che – L’argentino e Guerriglia
Che – Guerriglia
Che – L’argentino
Intrigo a Berlino