Punto di partenza 1979-1996
Saggi, interviste, frammenti, fumetti, appunti. Miyazaki rimette a posto i tasselli di un periodo produttivo che stava diventando industria, lo farà anche per i decenni successivi, dalla fondazione dello Studio Ghibili fino alle premesse di Mononoke. Intreccia ricordi professionali e personali, riesce a focalizzarsi sui dettagli ma anche ad allargare lo sguardo a dismisura. E ricorda i suoi maestri, anche amici, omaggiandoli ma anche prendendoli un po’ in giro con aneddoti e piccoli racconti. E poi Kurosawa, Ford, il rotoscopio, Tezuka, la Disney, Fleischer, l’animazione limitata, le macchine, gli aerei, il volo, gli alberi, i bambini. Questo, tutto questo e molto, moltissimo altro. Pubblicato da La nave di Teseo, Punto di partenza 1979-1996 è una lettura irrinunciabile.
Disegnando ogni giorno si migliora comunque.
Ma proprio per questo, finché ne avete la possibilità,
usate il tempo per approfondire ciò che vi interessa davvero,
per rafforzare il vostro modo di guardare il mondo, di pensare.
Altrimenti, rischiate che la vostra vita venga trattata come un prodotto usa e getta.
– Hayao Miyazaki, Punto di partenza 1979-1996, pag. 42.
Punto di partenza, ma anche punto d’arrivo. Quella della Nave di Teseo è, a suo modo, un’impresa e anche una scommessa, ci auguriamo vincente: non solo il poderoso volume Punto di partenza 1979-1996, definito a grandi linee «autobiografia d’artista», ma anche l’idea di portare prossimamente in Italia l’altrettanto corposo secondo volume. Non tutto Miyazaki, ma indubbiamente una gran bella fetta. E non solo del cineasta giapponese, del «dio degli anime», ma dell’animazione nipponica e internazionale, ma anche di altro: libri, politica, storia, vita, famiglia, figli e bambini, maestri e tutto quel che segue.
Tra l’altro, di punti di partenza in questo libro ce ne sono parecchi, ma ci torneremo.
Dicevamo, però, che questo testo è anche un punto d’arrivo. Lo è, ad esempio, proprio per la produzione editoriale italiana legata ad Hayao Miyazaki, una storia iniziata in un passato abbastanza remoto (qualcuno ricorda il libretto Hayao Miyazaki. Viaggio nel mondo dei bambini di Alberto Corradi? Eravamo nel 1996…), avanzata negli anni a fatica e poi finalmente esplosa, tanto da arrivare a Punto di partenza 1979-1996, un sogno cullato a lungo da appassionati e studiosi, una meravigliosa scoperta per neofiti.
Fare animazione. A margine del lavoro. Persone. Libri. Una storia a colori. Conversazioni. Progetti e appunti di regia. Opere. Punto di partenza 1979-1996 si muove in tutte le direzioni, contiene altri libri, può essere letto pagina dopo pagina o può essere preso a morsi, assaporato in ordine sparso, gustato anche seguendo percorsi che si discostano dall’indice. Ad esempio, si può (in)seguire il percorso di Miyazaki alla Tōei Dōga; si possono seguire gli interventi dell’autore come fossero un corso sull’animazione; si possono utilizzare molto pagine del libro come fonte meravigliosa di titoli non miyazakiani da scoprire o riscoprire sotto una nuova luce: La leggenda del serpente bianco (1958) di Taiji Yabushita, La regina delle nevi (1957) di Lev Atamanov, Le Roi et l’Oiseau (1953\80) di Paul Grimault o Hoppity va in città (1941) di Dave Fleischer. Ma la lista è lunga, anche di bocciature o quasi, come alcune opere di Osamu Tezuka (abbiamo idee diverse su Tales of a Street Corner, 1962, ma anche questo è il bello!) e persino Il pianeta selvaggio (1973) di René Laloux.
Le quasi settecento pagine di Punto di partenza 1979-1996 abbracciano ovviamente un periodo più ampio rispetto al ventennio del titolo. Anche perché il 1979 è solo uno dei punti di partenza. C’è Miyazaki aspirante mangaka alle prese col gigante Tezuka; il 1963 che segna la fine degli studi universitari e l’inizio del percorso alla Tōei Dōga; ci sono i colpi di fulmine per La leggenda del serpente bianco e La regina delle nevi, pellicole che hanno segnato il destino di Miyazaki come animatore; c’è il meraviglioso fallimento de La grande avventura del piccolo principe Valiant (1968), che è sia inizio sia fine; ci sono poi Lupin, Heidi, Conan; c’è ovviamente Il castello di Cagliostro, il primo lungometraggio diretto da Miyazaki, esattamente nel 1979. E ci saranno, qualche anno dopo, Nausicaä della Valle del vento (1984) e la fondazione dello Studio Ghibli, il 15 giugno 1985. Miyazaki racconta tutto questo e molto altro, tra scritti fulminei o di ampio respiro, tra interviste, bozze di progetti, fumetti a colori o in bianco e nero (il gustosissimo Il mio quaderno delle idee). Si arriva fino al 1996, a un passo da Principessa Mononoke. Tanto, tantissimo, non solo pagine da leggere ma anche animazione da guardare e riguardare con altri occhi e suggestioni, altri artisti, altre opere.
«Era un progetto che volevo davvero, e realizzarlo mi ha reso felice».
Il progetto era Conan il ragazzo del futuro. Quello che ci interessa di più, in questo caso, è il concetto di felicità. Per la realizzazione, la cura, la qualità, il contenuto. Miyazaki torna sul valore del proprio lavoro, del lavoro di tutti, più volte. L’importanza dell’animazione di qualità e come deve essere. Forma, certo, ma anche sostanza. Anzi, proprio dalla sostanza si dovrebbe partire. Da quelle idee che avranno poi una linea intorno, come direbbe Bruno Bozzetto.
Miyazaki è un animatore instancabile, straordinariamente talentuoso, ma anche ambizioso, competitivo, rigoroso, ossessivo. A proposito della visione de La leggenda del serpente bianco, non a caso scrive «da allora, per oltre quindici anni, ho mantenuto un solo obiettivo: guardare le opere migliori e cercare di superarle». La mente corre ai suoi giudizi severi su alcune sequenze de La collina dei papaveri, ma questa è un’altra storia, in altri libri. Tutto torna, tutto si spiega.
Punto di partenza 1979-1996 è una lettura ricchissima, impegnativa, è una continua apertura verso altri mondi. Le riflessioni sul volo, su come animarlo; sulla corsa e il numero di fotogrammi necessari; sui mecha e l’animazione di massa; sulla full animation e la limited animation; sul rotoscopio, sugli americani e sui russi, su Biancaneve e Cenerentola, e ancora La regina delle nevi, con quell’eleganza ipnotica; sugli storyboard e gli ekonte, su una filosofia creativa e produttiva differente, autoriale, personale. Arte, tecnica, luoghi di lavoro ostili e ideali. Le difficoltà alla Tōei e la rivoluzione dello Studio Ghibli. Il padre. La guerra, vera e disegnata. Ricordi e aspirazioni.
In questa fiumana di pagine troviamo il cinema di Kurosawa e Ford, due giganti, ma anche serie quasi irrilevanti e oramai sepolte dalle sabbie del tempo come Kid Samurai (1964-65), il primo lavoro di Miyazaki come key animator – si veda pagina 508, uno dei passaggi di Hayao Miyazaki parla di sé (494-525) in Opere. Una storia nella storia.
In quegli anni, i lungometraggi della Tōei si dividevano in progetti di serie A e in progetti di serie B. Cambiavano la lunghezza, il budget, tutto. Robin e forse Cyborg 009, se ricordo bene, erano B. Alì Babà e La nave fantasma pure. I progetti di serie A erano quelli con almeno 50.000 disegni. Tutti a due fotogrammi. Il gatto con gli stivali, Gli allegri pirati dell’isola del tesoro, La grande avventura del piccolo principe Valiant erano A. Solo che Gli allegri pirati dell’isola del tesoro, da cui ci si aspettava tanto, fu battuto agli incassi da Ultraman, o qualcosa del genere. E così i progetti di serie A furono dichiarati spacciati. Fu la fine dell’animazione a due fotogrammi. La fine di un’epoca.
– pag. 517
Miyazaki rimette a posto i tasselli di un periodo produttivo che stava diventando industria, lo farà anche per i decenni successivi. Intreccia ricordi professionali e personali, riesce a focalizzarsi sui dettagli ma anche ad allargare lo sguardo a dismisura. E ricorda i suoi maestri, anche amici, omaggiandoli ma anche prendendoli un po’ in giro con aneddoti e piccoli racconti. Il veterano Yasuji Mori, che lo ha guidato verso quella linea chiara e tondeggiante che ancora oggi è un segno distintivo di Miyazaki e dello Studio Ghibli; Yasuo Ōtsuka, anche compagno di bizzarre avventure, ma soprattutto punto di riferimento in ogni aspetto dell’animazione; Isao Takahata, che non ha bisogno di presentazioni, amico e rivale, maestro e collega, regista che ha segnato il suo cammino. Questo, tutto questo e molto, moltissimo altro. Punto di partenza 1979-1996 è una lettura irrinunciabile.


Arriva in libreria Punto di partenza 1979-1996 di Hayao Miyazaki
Conan il ragazzo del futuro – 45° TV Anniversary
Osamu Tezuka, animatore (e mangaka)
Hayao Miyazaki e l’airone
Taiji Yabushita e i classici della Toei Dōga
La leggenda del serpente bianco
Lupin III
Panda! Go, Panda!
La grande avventura del piccolo principe Valiant
Addio a Isao Takahata
Never-Ending Man: Hayao Miyazaki
Nausicaä della Valle del vento
Il regno dei sogni e della follia
Principessa Mononoke
Il castello di Cagliostro
Il castello nel cielo
La collina dei papaveri
Il mio vicino Totoro
Speciale Hayao Miyazaki
The Art of Emotion – Il cinema d’animazione di Isao Takahata
Il castello di Cagliostro
Porco Rosso
In principio erano gli anime
Kiki consegne a domicilio