Locarno 2025
Giona A. Nazzaro ha presentato il programma di Locarno 2025, settantottesima edizione della kermesse ticinese: una selezione monstre, che mette insieme alcuni dei titoli più attesi dell’anno, a partire da Mektoub, My Love: Canto Due di Abdellatif Kechiche.
Non si può non partire da un titolo per mettere in fila il senso del programma di Locarno 2025, edizione numero settantotto per la storica kermesse ticinese che di fatto funge da ponte di collegamento tra la grandeur di Cannes e l’ultima brezza estiva del Lido. Quel titolo è ovviamente Mektoub, My Love: Canto Due, attesissimo nuovo lavoro di Abdellatif Kechiche che segue il Canto Uno e arriva a sei anni di distanza dal bellissimo Intermezzo. Sei anni di processi, accuse pesantissime, messa alla gogna all’interno del sistema produttivo francese. Serviva coraggio per dare nuovamente spazio a Kechiche, e quel coraggio lo dimostra Locarno 2025, che dopo l’addio di Carlo Chatrian alla Berlinale e viste le scelte operate in fase di selezione in quel di Venezia si solidifica come unica realtà di questo livello ancora aperto alla ricerca, a un cinema non direttamente “mainstream” (ma sotto questo punto di vista Cannes quest’anno è stata sorprendente). Per merito di Nazzaro, riconfermato per il prossimo triennio, e della sua squadra di lavoro in riva al lato svizzero del lago Maggiore si vedranno tra gli altri i nuovi film di Radu Jude (Dracula, rivisitazione in chiave Ed Wood – per ammissione dello stesso regista rumeno – del mito del succhiasangue per eccellenza), Alexandre Koberidze (Dry Leaf), Fabrice Aragno (Le lac), Ben Rivers (Mare’s Nest), Abbas Fahdel (Tales of the Wounded Land), Kamal Aljafari (With Hasan in Gaza). E questo solo rimanendo al concorso. L’impressione è che Locarno sia destinata a diventare un luogo protetto, uno spazio in cui il cinema può ancora muoversi libero, privo di coordinate precostituite, fuori dalle logiche di un mondo festivaliero sempre più intimamente capitalista, e dunque distante dalle necessità del cinema come puro elemento di costruzione di un pensiero attraverso l’immagine.
Per una decina di giorni in terra ticinese si potrà invece evadere da dette gabbie del pensiero, ricollegandosi alla visione del cinema come atto sempre intimamente politico, sguardo sul contemporaneo che può evolvere nelle modalità più differenti ma non può pensare di scampare al conflitto con l’odierno, con il suo senso, con la sua logica. Sotto questo punto di vista Giona A. Nazzaro pare seguire i dettami di quello che fu uno dei suoi maestri, vale a dire Marco Müller, mettendo insieme senza paura l’alto e il basso, il cinema più prossimo alla “sperimentazione” e le derive popolari, le esigenze del pubblico locarnese – e degli svizzeri che a Locarno ad agosto si recano in villeggiatura – e quelle degli addetti ai lavori. [continua a leggere]

Dry Leaf
As Estações
Two Seasons, Two Strangers
Dracula
Le Lac
Mare’s Nest
Legend of the Happy Worker
White Snail
The Birthday Party
With Hasan in Gaza
Mektoub, My Love: Canto Due
L’ultimo turno
Locarno 2025 – Presentazione
Testa o croce?
Arco – Un’amicizia per salvare il futuro
Sentimental Value
Un semplice incidente
Alpha
La più piccola
Il cinema britannico del dopoguerra a Locarno 2025
Quir
Megalopolis
Shining
L’Atalante
Nebraska
Paradiso amaro
I cannibali
Reazione a catena