Superman

Superman

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Il DC Extended Universe è morto, viva il DC Universe! Nuovi padri padroni dell’altra metà dell’immaginario supereroistico, James Gunn e Peter Safran rilanciano il franchise con Superman, opera\operazione complessa e rischiosa. Un reboot inevitabilmente ambizioso che guarda all’umanità e solarità del kryptoniano, pescando a piene mani da quasi tutto ciò che è stato tra fumetti e schermi e scavando un prevedibile solco tra l’Uomo d’Acciaio snyderiano e questo giovane Uomo del Domani gunniano.

It’s a Bird… It’s a Plane… It’s Gunn!

Da tre secoli, i metaumani hanno rivelato i loro superpoteri al mondo. Il più potente di loro, Clark Kent/Kal-El, alias Superman, è attivo a Metropolis da tre anni. Dopo essere stato sconfitto da un nemico soprannominato il Martello di Boravia, Clark, gravemente ferito, viene salvato dal suo cane, Krypto, che lo porta alla Fortezza della Solitudine per curarsi. Lì ricorda i suoi genitori biologici kryptoniani, Jor-El e Lara Lor-Van, di cui finora ha sentito solo la prima metà del messaggio d’addio, quello che lo spinge a essere un simbolo di speranza per l’umanità. Una volta guarito, torna a Metropolis, ma viene nuovamente sconfitto dal Martello, che rivela la sua vera identità: Ultraman, spalla di Lex Luthor, insieme ad Angela Spica alias l’Ingegnere, che ha approfittato della situazione per localizzare la Fortezza della Solitudine… [sinossi]
All-Star Superman (2005-08)
di Grant Morrison, Frank Quitely, Jamie Grant.
Superman: Stagioni (1998)
di Jeph Loeb, Tim Sale.
Superman: Che cosa è successo all’uomo del domani? (1986)
di Alan Moore, Curt Swan, George Pérez, Kurt Schaffenberger.
Kingdom Come (1996)
di Mark Waid, Alex Ross.

Uno, cento, mille Superman. Kal-El. Clark Kent. Insomma, The Man of Tomorrow\L’uomo del domani, così potente, puro e soprattutto sempre primo, anzi primissimo, da caricarsi sulle spalle per l’ennesima volta l’inizio di tutto, aprendo già la strada a una grande scommessa che è anche una grande, grandissima speranza: la donna del domani, aka Supergirl – si consiglia vivamente il pronto recupero della perla cartacea La donna del domani. Supergirl, scritta e disegnata da Tom King & Bilquis Evely, peraltro disponibile in più che apprezzabile versione economica.
Insomma, il bellimbusto d’acciaio, atterrato clandestinamente sul nostro pianeta, è stato nutrito dagli anni Trenta a oggi da una moltitudine di penne e pennini, è passato dal grande al piccolo schermo, poi nuovamente cinema, vincendo e fallendo, colmando di meraviglia i nostri occhi con l’animazione al rotoscopio dei fratelli Fleischer, tenendoci incollati alla scatola magica con l’animazione limitata della Filmation, facendo da granitico punto di riferimento agli improbabili supereroi della Justice League of America – perché, sì, il film di Gunn guarda anche a I Superamici (Super Friends, 1973), a quello spirito semplice, come semplici erano le tavole della Hanna-Barbera, specchio di una Silver Age alla ricerca di nuovi lidi.

Tra le mille possibili chiavi di lettura, restiamo un po’ su I Superamici e soprattutto su Hanna & Barbera, sinonimo d’intrattenimento per bambini, ragazzini, forse qualche ragazzo. Ecco, i tempi sono cambiati e i supereroi, non più solo spillati, sono pensati, scritti, disegnati e incarnati anche per gli adulti, per una generazione di lettori e di non lettori, di vedove inconsolabili di Christopher Reeve (Superman, 1978) e di Henry Cavill (L’uomo d’acciaio, 2013), di fan, nerd, cultori della materia, spettatori casuali. Gunn e Safran fanno i conti con tutto questo, con il DC Extended Universe, con la Marvel, con le difficoltà della Marvel, con la probabile (?) ripresa della Marvel, con la soverchiante necessità di intercettare i vecchi brontoloni ma anche e forse soprattutto i nuovi spettatori, quelli pronti a spalancare gli occhi. Ed ecco allora la luce, i colori sgargianti della Silver Age, un Superman giovane che un po’ ci riporta alla prima versione di Superboy – con, puntuale, il fido Krypto, traino dell’Uomo del Domani ma anche della poderosa cugina – e che era la conditio sine qua non di una nuova lunga danarosa saga\serie\franchise.

La semplicità e freschezza del nuovo Superman, sempliciotto come a lungo è sempre stato, si riflette su più piani. Quello estetico, dalla tuta che non cerca soluzioni à la page, alle varie scelte narrative, dalla ricostruzione di questo nuovo immaginario e universo ai vari piani del racconto, persino quello politico. Gunn mette nero su bianco un po’ di tutto, dagli Stati Uniti di Trump agli USA guerrafondai, dalla follia social del mondo contemporaneo alle incrollabili certezze degli stolti, dal superpotere dei nuovi media alle perversioni dell’informazione – mettendoci però di fronte, con una Lois Lane in formato The Mechanical Monsters (1941), a una declinazione professionale e coraggiosa della figura del giornalista. Superman non può e non vuole essere Civil War, come non può e non vuole essere L’uomo d’acciaio. Gunn alleggerisce il personaggio, lo libera, lo decostruisce: non a caso, David Corenswet\Superman entra in scena sconfitto, sanguinante, trascinato nella Fortezza della Solitudine da Krypto. E perderà ancora, e ancora, verrà salvato, oscurato, sostituito. Non è sempre sua la scena, anzi.
L’improbabile Justice Gang non è solo un vezzo gunniano, non è il prolungamento fuori posto di The Suicide Squad. Mister Terrific, Lanterna Verde, Hawkgirl e anche Metamorpho sono la cartina tornasole dell’umanità di Superman, sono i paladini del nuovo corso, i garanti della Silver Age e dei Saturday-morning cartoon. E sono, almeno in parte, possibili protagonisti di domani. Nella sua opera di ricostruzione, Gunn dimostra di aver posto molta attenzione a tutta la piramide, dalla base fino al vertice, a colui che sempre ci salverà ma che questa volta deve essere salvato, riportato a nuova vita.

Non privo di qualche cedimento e di passaggi a vuoto, Superman è il primo fondamentale tassello del DC Universe, è un colpo di spugna, è un classico viaggio dell’eroe, è un coming of age. È una grande avventura, è fantasy e fantascienza, è cinema e fumetto(ne). È live action con un’anima da cartoon. È un blockbuster con grattacieli che crollano e battutacce che a volte mancano il bersaglio, è un film costosissimo che chiede tempo e fiducia. È la richiesta d’aiuto dell’Uomo d’Acciaio. È quello che si sarebbe dovuto fare molto prima, sperando che adesso non sia troppo tardi – perché, sì, non si può vivere di soli supereroi.
Superman è un ragazzone fin troppo buono, visceralmente attaccato alla vita, a quella di qualsiasi essere umano ed essere vivente, da un piccolo scoiattolo all’inarrestabile Krypto – che, vivaddio, non è Lassie o Rin Tin Tin. Torna a casa Krypto sarebbe un film impossibile da programmare. Il figlio più splendente di Smalville è la risposta più adeguata a Lex Luthor, qui adattato ai tempi che corrono e affidato sagacemente a Nicholas Hoult (che si è allenato a dovere con The Order di Justin Kurzel). Insomma, Superman non è solo il supereroe giustamente ridimensionato a suo tempo da Umberto Eco, può essere anche altro. Può essere, ad esempio, il figlio di Jonathan e Martha Kent.

Krypto è stato ispirato dal mio cane, Ozu. Prende il nome dal grande regista giapponese Yasujirō Ozu.
– James Gunn..

Ci sono stati momenti in cui [Superman] era così potente che facevo fatica a immaginarlo interessante come avrei voluto, o a relazionarmi con lui, ma poi sono successe un paio di cose. La prima è stata l’All-Star Superman di Grant Morrison, che mi ha influenzato moltissimo ed è stato il modo in cui mi sono innamorato del personaggio in All-Star Superman – e non ero già più un bambino quando uscì quel libro.
– James Gunn.

Info
Il trailer di Superman.

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