Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

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Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è l’ennesima variazione sulla partitura attorno alla quale Woody Allen ha costruito gran parte della sua filmografia: eppure in questa occasione l’insieme sembra muoversi quasi per puro meccanicismo, e senza troppa ispirazione (a parte la riuscita di alcune soluzioni comiche). Fuori concorso al Festival di Cannes 2010.

Le crisi di un cinema implacabile

Il film segue le vicende di due coppie sposate. Dopo che Alfie lascia Helena per ritrovare la sua giovinezza perduta (e soprattutto per inseguire una ragazza di nome Charmaine), Helena abbandona completamente ogni razionalità, arrendendosi alle consulenze di un indovino ciarlatano.
Infelice nel suo matrimonio, Sally prende una cotta per il suo bel capo proprietario di una galleria d’arte, Greg, mentre Roy, un romanziere nervosamente in attesa della risposta al suo ultimo manoscritto, diventa lunatico più di Dia, una donna misteriosa che cattura il suo sguardo attraverso una finestra nelle vicinanze.
[sinossi]
Dopo le parentesi di Vicky Cristina Barcellona e Basta che funzioni, Allen torna a Londra, alla città/set che ha costituito lo scenario preferito del suo cinema più recente (Match Point, Scoop, Sogni e delitti). La scusa è produttiva. Ma, verosimilmente, c’è dell’altro. Può darsi che il distacco british della città racconti, molto meglio di quanto possa fare la Grande Mela, la metamorfosi (involutiva) del regista newyorchese, che, più passa il tempo, più mostra l’intransigenza di un moralismo senza via di uscite. Il suo cinema assomiglia a un tribunale. Ogni film è un caso da sottoporre a giudizio. E, probabilmente, il verdetto è già scritto. In Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (il titolo originale è You Will Meet a Tall Dark Stranger), Allen segue, impassibile, le crisi e i tic di una classica famiglia ‘bene’. Il padre, ossessionato dalla vecchiaia, reagisce con il rifiuto e si dà da fare con un’amante molto più giovane. La madre, per sfuggire alla depressione, si abbandona alle assurde preveggenze di una maga. La figlia cerca di tirare avanti il suo matrimonio con un aspirante scrittore, ormai più prossimo al fallimento che al successo. Le coppie si fanno e si disfanno con una facilità inversamente proporzionale alla lucidità dei personaggi. Nascono sull’onda dell’attrazione, ma non sembrano mai animate dal desiderio. È come se l’inizio e la fine rispondessero semplicemente alla logica ingestibile di una quotidianità che esclude passione e sentimento. Ecco. Allen racconta di una contemporaneità che ha perduto definitivamente la capacità di desiderare e, quindi, di costruire i propri sogni. Ed è su questa perdita, su questo terreno instabile dei sentimenti, che si fonda la crisi dei rapporti, la nevrosi dell’individuo, incapace di intravedere l’orizzonte delle proprie azioni, bloccato nella paura della morte, della vecchiaia, del fallimento. Variazioni sul tema…
 
Il cinema di Allen si compone, ormai, di piccole aggiunte a una partitura, che viene a definirsi film dopo film. Come un lavoro di costante riarrangiamento. Ogni film è uno strumento che si sovrappone al suono dell’orchestra. E ogni tassello compone il quadro della grande malattia dei nostri tempi. Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni non aggiunge nulla più di una sfumatura. Certo. Si ride, e molto, in diverse scene. La seduta spiritica, in cui il vecchio pretendente di Helena si rifiuta di chiedere al fantasma della moglie il permesso per sposare la donna che ama. Oppure il momento in cui Roy si rende conto di essersi appropriato del romanzo della persona sbagliata. La classe è indiscutibile. E, come sempre, è supportata da un cast straordinario (a cominciare da Anthony Hopkins e Naomi Watts). Eppure la comicità di Allen è ormai implacabile. Il suo sguardo, via via, si fa più impietoso nei confronti dell’umanità che racconta. Il pessimismo ormai è una semplice constatazione, che equivale a una condanna senza possibilità di appello. Non è questione di odio o di amarezza. Il dominio è dell’indifferenza. E i personaggi dolenti, teneri e malinconici del passato hanno lasciato il posto a burattini egoisti e colpevoli, per cui non c’è orizzonte di redenzione o felicità. Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni sembra abbandonare tutti a un destino di solitudine. Alfie, Sally, Roy. Provano a inseguire i loro sogni, ma si ritrovano, puntualmente, in un vicolo cieco, che ostruisce la vista del futuro. Solo i folli, inconsapevoli, hanno un’occasione di salvezza. Per il resto non c’è scampo. Come è ormai evidente anche nello sguardo di Allen, sempre più asettico. Ogni inquadratura segue l’altra in una progressione narrativa che non conoscere sosta o divagazione. Ogni stacco tra una sequenza all’altro appare essenziale, un’operazione naturale, come il voltar pagina. Il cinema ‘morale’ è diventato funzionale, piegato a una razionalità delle forme, che potrebbe assomigliare a un’altra declinazione del classico, ma che appare come il segno di una mortale ‘disaffezione’. Allen gira perché non può più farne a meno. Ma ci tiene lontani. Perché anche noi apparteniamo al mondo che guarda dall’alto.
Info
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, il trailer.

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