Vicky Cristina Barcelona
di Woody Allen
Al contempo fantasia erotica del suo autore, nonché espressione del suo più lucido pessimismo, il film spagnolo di Woody Allen Vicky Cristina Barcelona è tra quelli più sottostimati e incompresi. Una visione più attenta e scevra da pregiudizi ne rivelerà invece tutti i sottintesi e i punti oscuri, celati – in piena vista – dietro lo sfavillio di una fotografia mai così solare e sensuale: un inganno e una trappola, tanto per i personaggi quanto per gli spettatori. Decisamente da riscoprire.
Tromperie
Vicky e Cristina sono amiche per la pelle. Hanno molte cose in comune, quasi tutto, tranne l’approccio nei confronti dell’amore e il tipo di vita che vogliono avere. In vacanza a Barcellona, un’estate, le due ragazze incontrano Juan Antonio, un pittore spagnolo che sconvolgerà le vite di entrambe… [sinossi]
È un’accusa banale e dunque un po’ facilona quella del Woody Allen “turista”, che ricade su buona parte della sua produzione girata all’estero, in particolar modo in Francia e nei Paesi del Mediterraneo, come in questo caso. Ci si dimentica, ad esempio, che lo stesso Hitchcock amava trasformare le sue ambientazioni nei più diversi paesi in loci amoeni, riprendendone cioè gli elementi più noti e inserendoli nell’intreccio (un esempio per tutti, i mulini a vento in Il prigioniero di Amsterdam [Foreign Correspondent, 1940]). Per quanto riguarda Allen, newyorkese convinto e poco amante dei viaggi, è sicuramente vero che guarda a questi luoghi per lui esotici con lenti da turista, ma è anche vero che li reimmagina con gli occhi di un cineasta e di un cinefilo (il caso più eclatante è quello della Germania espressionista di Ombre e nebbia [Shadows and Fog, 1991], per non parlare di alcune commedie parodistiche degli anni Settanta). In secondo luogo, come sappiamo, il Nostro è stato praticamente costretto a operare la scelta di girare all’estero nel momento in cui la sua fortuna (sia come cineasta che come persona ben poco grata) in madrepatria è andata sempre più declinando. In tal caso bisogna dunque considerarlo anche come un esule dalla sua amata Manhattan. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere presente, soprattutto per quanto riguarda un film come Vicky Cristina Barcelona (2008). E cioè che il Paese caliente per eccellenza gli dà finalmente modo di rendere esplicito l’aspetto puramente fisico e sessuale delle relazioni uomo-donna, sempre presente nei suoi film, ma per lo più schermato dai filtri della parodia o comunque di una autocensura più o meno preventiva (eccezion fatta per la rovente scena sotto la pioggia in Match Point, 2005, non a caso anche quello un film “estero”).
Ma entrando nello specifico del film in questione, c’è un altro aspetto fondamentale che, proprio a causa del pregiudizio di cui sopra, è passato inosservato. E cioè la questione della tromperie, dell’inganno che questa Spagna, favolosa ed erotica, rappresenta per le due giovani protagoniste americane. La fotografia giallo-oro in cui è immerso Vicky Cristina Barcelona è la trappola sensuale/sensoriale da cui esse si lasciano irretire, lasciando cadere le loro difese da prude american girls. Una trappola oltretutto in piena vista, sfacciata nella sua trasparenza: al loro secondo incontro al ristorante con il pittore Juan Antonio (Javier Bardem), questi, avvicinandosi alle due sedute a un tavolo, propone loro candidamente, sin da subito, un ménage a trois. Ecco allora capovolto il pregiudizio iniziale: non è più il film in sé ad essere “turistico”, ma trattasi di un escamotage diegetico tramite il quale ad essere attratti e sedotti non sono tanto (o non solo) gli spettatori in cerca di esotismo e pruriti erotici, quanto, in primo luogo, i due personaggi femminili al contatto con un terzo: Barcellona. Infatti il titolo non è “Vicky and Cristina in Barcelona”: la città è accostata ai loro nomi – senza virgole, a sottolineare la continuità/promiscuità – come se si trattasse un terzo personaggio. E lo è, a tutti gli effetti, anche se poi Barcellona non è che il punto di partenza, la soglia verso la vera Spagna verso cui le due ragazze saranno condotte: la cittadina di Oviedo, praticamente dalla parte opposta del Paese. Trasfigurata, con tutti i (voluti) cliché del caso, nella coppia spagnola, e ancor più nei due corpi attoriali di Javier Bardem, qui più magnetico che mai, e di una travolgente Penélope Cruz. Una coppia esplicitamente mélo, tenuta insieme da un inscindibile groviglio di eros e thanatos. Sono loro due insieme, il dinamismo erotico/distruttivo del loro rapporto, a rappresentare la vera sfida culturale e identitaria per le due americane, non certo il precedente flirt parallelo con il pittore, che, seppure con l’iniziale riluttanza (quantomeno da parte di Vicky), è un episodio ancora accettabile, subito etichettabile (e dunque giustificabile) come incidente vacanziero, parte integrante del menù di degustazione. La liaison dangereuse tra Juan Antonio e la ex moglie María Elena, invece, introduce le due americane alla scoperta di un altro modus amandi, verso il quale una delle due, Vicky (Rebecca Hall) prova istintivamente diffidenza e repulsione, mentre l’altra, Cristina (Scarlet Johannson) ne è incuriosita e attratta, fino a farne temporaneamente parte.
A conti fatti, la solarità pompata delle immagini, quell’atmosfera vacanziera e suadente, che si riflette e balugina negli occhi delle due turiste, è puramente illusoria e risalta per contrasto con il risveglio alla realtà Che è piuttosto amaro e secco: al termine del loro viaggio, nessuna delle due è cambiata, nessuna delle due ha trovato quello che cercava: l’una (Vicky) perché troppo strutturata e ipocrita per osare scavalcare quei recinti predeterminati da lei stessa e dall’ambiente socioculturale da cui proviene; l’altra (Cristina) perché è un’insoddisfatta cronica, come a un certo punto le dice con stizza María Elena, una che le prova tutte ma che poi torna sempre al punto di partenza, ritrovandosi da sola. Rivisto attraverso queste lenti, dietro la sua apparenza luccicante e turistica, Vicky Cristina Barcelona è un film estremamente lucido e pessimista – proprio come il suo autore – nel ribadire che non si può sfuggire alla propria natura, o che si può farlo giusto il tempo di una vacanza (in primo luogo da se stessi). E che l’amore, in molti casi, non è che una magia che dura l’attimo di uno stupore, un lungo brivido trasfigurante destinato però a svaporare (Cristina); mentre, d’altra parte, si dissolve nell’attimo in cui ci si illude di racchiuderlo nella gabbia di un progetto (Vicky); né la passione e l’illusione di essere fatti l’uno per l’altra (Juan Antonio e María Elena) può garantire quella stabilità nei cui riguardi l’amore, tante volte, si dimostra drasticamente riluttante. Nel migliore dei casi, insomma, l’amore è sempre irrequieto, sempre imprevedibile, il che collima poco con la comune aspirazione che sia “per sempre”. Eppure lo inseguiamo lo stesso, l’amore, perché, come recita lo stesso Allen nell’immortale monologo finale di Io e Annie (Annie Hall, 1977), tramite la barzelletta del fratello pazzo e della gallina, “la maggior parte di noi ha bisogno di uova”.
Info
Vicky Cristina Barcelona, un trailer.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Vicky Cristina Barcelona
- Paese/Anno: Spagna, USA | 2008
- Regia: Woody Allen
- Sceneggiatura: Woody Allen
- Fotografia: Javier Aguirresarobe
- Montaggio: Alisa Lepselter
- Interpreti: Carrie Preston, Chris Messina, Christopher Evan Welch, Javier Bardem, Kevin Dunn, Pablo Schreiber, Patricia Clarkson, Penélope Cruz, Rebecca Hall, Scarlett Johansson
- Produzione: Mediapro, Wild Bunch
- Distribuzione: Filmclub Distribuzione, Minerva Pictures
- Durata: 96'
- Data di uscita: 03/11/2025



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