Senza il cinema. Con il cinema.

Senza il cinema. Con il cinema.

Stiamo vivendo da mesi senza il cinema, senza la sala, senza i festival, ormai dominati dalle piattaforme online, dallo streaming. E allora, in attesa di tempi migliori, vogliamo rendere omaggio al grande cinema che fu con uno speciale dedicato ai film che hanno messo in scena la macchina-cinema, l’hanno raccontata e rappresentata, investigandone limiti e possibilità. Forse è da qui, da questi film che bisognerà ripartire, quando sarà il momento.

Mai ci saremmo aspettati di dover scrivere quello che stiamo scrivendo: il cinema, così come abbiamo imparato a conoscerlo, con l’esperienza della sala, con l’esperienza dei festival, rischia seriamente di scomparire, rischia di essere definitivamente appannaggio di qualche piattaforma online. Ma allora lo potremo ancora chiamare cinema? Secondo noi no, come già dicevamo tempo fa, perché l’unica – e l’ultima – cosa che gli restava, dopo che gli avevano tolto anche la materia di cui era fatto (la pellicola), era la socialità della sala cinematografica, particolarmente evidente proprio nella condivisione festivaliera, ma facilmente percepibile anche in una qualsiasi vecchia sala di quartiere in cui l’altro spettatore, lo spettatore altro-da-te, occupava lo spazio accanto con un suo proprio corpo, era lo sconosciuto che nel momento in cui lo si incontra per caso diventa per ciò stesso conosciuto, visibile, uno come te, che ha scelto quello stesso film in quello stesso spettacolo, che per la sua sola presenza ci costringe e ci spinge ad avere un tono, a essere presenti a noi stessi, a non invadere lo spazio dell’Altro. Una forma di educazione e di cittadinanza, uno spazio pubblico come un bar o un supermercato, con le sue regole, ma con regole ben diverse da quegli altri spazi, perché per sua natura sognante, in cui si vede e si sogna insieme.

In questi anni stiamo vivendo la stessa sensazione che si viveva negli anni Ottanta, quando il cinema entrò ufficialmente in crisi di fronte allo strapotere della televisione. Ma oggi, in questo nefasto 2020, le cose vanno decisamente peggio, e la pandemia dovuta al coronavirus ha reso tutto ciò lampante: le sale sono chiuse chissà fino a quando e le piattaforme impazzano. D’altronde, se un tempo per distinguere il film “vero” da quello “contraffatto”, e cioè televisivo, si parlava di un film-tv, oggi si parla senza distinzioni di film, anche se ad esempio è prodotto distribuito e mostrato su – e solo su – Netflix, Amazon Prime o Disney+. E forse invece bisognerebbe trovare una nuova definizione in proposito. Forse film-on-line? Stream-film? Film-piattaforma o film a forma piatta?

Il film entra a far parte di un flusso, di uno streaming perpetuo, ancora più indistinguibile di quello televisivo, anche perché non c’è più un palinsesto governato da qualcuno, ma solo un groviglio di immagini che ci bombardano e dalle quali non sappiamo più difenderci, perché non possiamo più uscire, non possiamo scappare da loro in un altrove, non possiamo trovarle e ritrovarle in un grande schermo all’interno di una sala buia, in cui il nero e il silenzio e il fascio di luce della proiezione definivano la distanza tra noi e lo schermo e dove la differenza spazio-temporale tra il mondo della finzione e quello della realtà era ben chiaro. O, almeno, così ci sembrava.

La proiezione non arriva più dall’alto, dalle nostre spalle, ma è entrata in noi, come in un incubo cronenberghiano, in cui noi siamo i proiettori di noi stessi, riproiettiamo la nostra immagine e i nostri pensieri. Attraverso i social, attraverso gli smartphone, siamo degli infaticabili produttori, riproduttori e trasmettitori di immagini e suoni, a tratti incoscienti e senza volontà, in un’estenuata coazione a ripetere, senza soluzione di continuità.

E allora come reagire? Rifugiandoci non nel cinema come luogo altro, visto che attualmente ci è negato, quanto piuttosto nell’idea del cinema, del grande cinema, del cinema che è stato grande. Lo spunto ce lo ha dato Mank di David Fincher, visibile solo su Netflix e portatore dunque attualmente del paradosso per eccellenza in tema cinematografico o post-cinematografico, perché rimette in scena la grande Hollywood degli anni Trenta senza ormai aver nessun più legame con essa: non solo ovviamente sono morti tutti i personaggi ritratti nel film, non solo è morto lo sceneggiatore che ha scritto il film (il padre di Fincher), non solo non c’è più la pellicola che Fincher parodizza con ludico iperrealismo, non solo si potrebbe persino dire che al momento non c’è neanche Hollywood, ma per l’appunto non c’è più nemmeno il luogo fisico, sociale, in cui poter vedere questo film sul cinema. Un film sul cinema, insomma, che del cinema non ha praticamente più nulla. Ma questa è pur sempre un’idea: è l’idea del cinema, soprattutto in sua assenza. Perciò Mank ci ha spinto a pensare che niente ha fatto più grande il cinema che non il suo auto-pensarsi, il suo auto-rappresentarsi, il ragionare su se stesso e sui suoi limiti. E, d’altronde, quando sarà il momento, speriamo il più presto possibile, bisognerà forse ripartire proprio da qui, da quei film che si sono interrogati sulla macchina-cinema, perché è proprio l’identità stessa del cinema che andrà ritrovata e ripensata. Bisognerà trovare una nuova definizione e allora perché non partire dalle definizioni che in passato il cinema ha dato di se stesso? Perciò abbiamo deciso di scrivere del cinema che parla delle sue grandezze e delle sue miserie, dei suoi misteri e delle sue chiarezze, dedicandoci a film come Mulholland Drive, Hollywood Party, , Effetto notte, Sherlock jr., Gli ultimi fuochi, Lo stato delle cose, Attenzione alla puttana santa e poi Il disprezzo e tanto altro cinema godardiano, a partire dalle Histoire(s) du cinéma. Parte di questi film sono stati già recensiti, ma altri ne seguiranno con l’obiettivo di mettere in atto un omaggio non sistematico, non ordinato, ma in qualche modo sentimentale e romantico al cinema, sperando presto di poter tornare a viverlo e non solo a sognarlo.

La vendetta del cineoperatore recensione

La vendetta del cineoperatore
di Władysław Starewicz, 1912
Capolavoro dell’animazione a passo uno e punta di diamante della ricca collezione di film del cineasta russo Władysław Starewicz, La vendetta del cineoperatore è anche una brillante e spassosa riflessione sulla rappresentazione del “vero”…
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King Kong
di Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack, 1933
King Kong che scala l’Empire State Building e viene attaccato dai mitra dei biplani è una delle immagini più iconiche della storia del cinema. Ma il film di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack nasconde al suo interno molte storie, non solo cinematografiche…
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Hellzapoppin' (1941) di H.C. Potter - Recensione | Quinlan.it

Hellzapoppin’
di H.C. Potter, 1941
Versione cinematografica di un musical di grande successo a Broadway, con gli stessi protagonisti, il duo comico Olsen and Johnson. Il regista H.C. Potter trasferisce sul grande schermo lo spirito distruttivo, anarchico e surreale dello spettacolo…
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Il bruto e la bella Recensione

Il bruto e la bella
di Vincente Minnelli, 1952
Amarezze e cinismi intorno al mondo degli studios, ma anche grande amore per l’industria cinematografica. Un’opera autocelebrativa, che dietro a un apparente e inquieto puzzle esistenziale nasconde in realtà uno schietto e sincero entusiasmo per il fare cinema, costi quel che costi…
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Che fine ha fatto Baby Jane? Recensione

Che fine ha fatto Baby Jane?
di Robert Aldrich, 1962
Tra commedia nera di vena grottesca e sarcastica, note struggenti, plurilivelli autoreferenziali e riflessione sulla società dello spettacolo, il film di Robert Aldrich conserva a tutt’oggi la sua carica dirompente, affidata a un’indimenticabile sfida divistica tra Bette Davis e Joan Crawford…
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La mia geisha Recensione

La mia geisha
di Jack Cardiff, 1962
Giapponismo visivo, Studios hollywoodiani, fascinazione per l’alterità culturale, divismo occidentale, arie pucciniane e commedia dei travestimenti. La mia geisha di Jack Cardiff è però anche un contenitore tradizionale basato sul carisma della sua protagonista…
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di Federico Fellini, 1963
8½ fu un botto, una rivoluzione copernicana dell’arte cinematografica, e ancora oggi a distanza di oltre cinquant’anni resta un capolavoro immortale, destinato a sconvolgere la prassi tanto della produzione quanto delle abitudini dello spettatore…
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Il disprezzo
di Jean-Luc Godard, 1963
Jean-Luc Godard porta a termine una riflessione sul cinema che prende spunto dal romanzo di Moravia, ma diventa personale nel momento in cui mette in scena Michel Piccoli, Brigitte Bardot, Jack Palance e Fritz Lang nel ruolo di se stesso…
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hollywood party recensione

Hollywood Party
di Blake Edwards, 1968
Apice del sodalizio artistico tra Blake Edwards e Peter Sellers, Hollywood Party è uno strepitoso concentrato di gag dal ritmo incalzante, nella migliore tradizione dei grandi comici americani nonché di Jacques Tati. Edwards ci mette tutto il suo sarcasmo nei confronti del sistema produttivo di Hollywood…
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toby dammit recensione

Toby Dammit
di Federico Fellini, 1968
Celeberrimo episodio di chiusura del film a sei mani Tre passi nel delirio, Toby Dammit è l’occhio di Federico Fellini aperto sul mondo del cinema in modo sempre più sgranato, traumatizzato e delirante. Un microcosmo pop la cui folle corsa muore di fronte al fantasma del gotico…
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The Other Side of the Wind
di Orson Welles, 1970-2018
Complesso, stratificato, iper-dialogico ma anche muto, The Other Side of the Wind – al di là di tutte le perplessità che si possono avere sul piano filologico – è un film totalmente wellesiano, nonostante le 96 ore di girato siano state trasformate in due ore di visione…
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Storia segreta del dopoguerra: dopo la guerra di Tokyo recensione

Storia segreta del dopoguerra: dopo la guerra di Tokyo
di Nagisa Ōshima, 1970
Nagisa Ōshima parte dalla scossa tellurica del Sessantotto per tracciare una riflessione sul cinema, sul suo agire necessariamente politico, sulla centralità dell’apparente inutile, del quotidiano. Un’opera fondamentale, che si basa sulla cosiddetta “Teoria del paesaggio” di Masao Matsuda…
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Vento dell’est
di Gérard Martin, Gruppo Dziga Vertov, Jean-Luc Godard, Jean-Pierre Gorin, 1970
Dopo il ’68 e il Maggio francese nulla è più come prima, occorre un nuovo cinema davvero militante. Vento dell’est di Jean-Luc Godard è cinema nel suo (non-)farsi, è negazione del cinema e dell’idea d’autore…
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The Last Movie – Fuga da Hollywood
di Dennis Hopper, 1971
Opera maledetta di Dennis Hopper, apice e caduta dello sperimentalismo della New Hollywood, The Last Movie mette in scena i ripetuti capitomboli di uno stuntman, interpretato dallo stesso Hopper, sul set di un western di Samuel Fuller…
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effetto notte recensione

Effetto notte
di François Truffaut, 1973
Effetto notte può essere scambiato come il più teorico dei film di François Truffaut, quando invece è quello più apertamente, viscerarlmente sentimentale. Il cinema non è l’oggetto di una speculazione, ma la rappresentazione di un’ideale…
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L’importante è amare
di Andrzej Zuławski, 1975
Su un materiale narrativo a suo modo pulp tra melodramma e noir, L’importante è amare di Andrzej Žuławski costruisce un’appassionata ed emozionante riflessione sull’arte come atto dicotomico di violenza e amore. Ottima prova degli attori, con una divina Romy Schneider e un maestoso Klaus Kinski…
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Numéro deux Recensione

Numéro deux
di Jean-Luc Godard, Anne-Marie Miéville, 1975
Nel 1975, anticipando tutti, Godard approcciava un “mondo nuovo”: il video. Non più dunque il cinema parigino, ma la tv di provincia. E in questo contesto nasceva Numéro deux, film-non-film doppio e secondo debutto della sua carriera…
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Omicidio a luci rosse
di Brian De Palma, 1984
La summa delle reminiscenze hitchcockiane nel cinema di Brian De Palma, ritratto di un voyeur che soffre di claustrofobia e l’unica azione che conosce è guardare, desiderare attraverso lo sguardo. Un mini-saggio divertito sul cinema, e sul suo impalpabile potere…
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La rosa purpurea del Cairo recensione

La rosa purpurea del Cairo
di Woody Allen, 1985
Ammaliandoci fin dai titoli di testa con la soave voce di Fred Astaire che canta Cheek to Cheek, La rosa purpurea del Cairo è una parabola morale breve, puntuale e allo stesso tempo anche uno dei film più tristi della carriera di Woody Allen. L’unica luce è quella in cabina di proiezione…
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Grandeur et décadence d’un petit commerce de cinéma
di Jean-Luc Godard, 1986
Una riflessione come al solito acuta di Jean-Luc Godard sulla grandezza del cinema classico del passato, e sulla decadenza di quello del presente dell’epoca, appiattito al mezzo televisivo. Qual è il ruolo della generazione intermedia di cineasti?
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jane b. par agnès v. recensione

Jane B. par Agnès V.
di Agnès Varda, 1988
Ogni documentario sull’arte o su un artista, compresa se stessa, diventa occasione per Agnès Varda di costruire un discorso teorico sull’arte in tutte le sue declinazioni. Non può che essere così per la poliedrica Jane Birkin, oggetto di Jane B. par Agnès V…
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Nuovo Cinema Paradiso
di Giuseppe Tornatore, 1988
Per CristaldiFilm e CG Home Video esce per la prima volta in blu-ray Nuovo Cinema Paradiso, il premiatissimo film di Giuseppe Tornatore, Oscar al miglior film straniero 1990. Omaggio partecipe e superficiale, in formato esportazione, al cinema vissuto nelle sale di provincia del nostro passato…
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crimini e misfatti recensione

Crimini e misfatti
di Woody Allen, 1989
Gli anni Ottanta si chiudono per Woody Allen con una coraggiosa fusione tra due storie tra loro apparentemente parallele e in realtà costruite sul concetto di cecità, e di perdita della vista. Per mettere a fuoco di nuovo la verità in una nuda e al fine semplice panoramica ci sono l’arte, la rappresentazione, il cinema…[continua a leggere]

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Close Up Recensione

Close Up
di Abbas Kiarostami, 1990
Capolavoro della seconda nouvelle vague del cinema iraniano, Close Up vede protagonisti i due autori simbolo di quella corrente. Abbas Kiarostami che è regista e Mohsen Makhmalbaf, che è il motore ultimo del film, comparendo anche brevemente…
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barton fink recensione

Barton Fink – È successo a Hollywood
di Joel Coen, 1991
Racconto di paranoia, isolamento, frustrazione, Barton Fink – È successo a Hollywood è una riflessione sul rapporto tra la volontà di scardinare le trame preordinate e l’incapacità/impossibilità a uscire dal proprio ego per confrontarsi con il reale, con ciò che accade nel mondo esterno…
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Garage Demy Recensione

Garage Demy
di Agnès Varda, 1991
Evocazione dell’infanzia di Jacques Demy nel biopic realizzato da colei che è stata la sua compagna, Agnès Varda. Un’infanzia difficile sublimata dai sogni della settima arte. Un film che non si limita alla biografia artistica, ma arriva al nocciolo di un discorso teorico sull’arte…
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i protagonisti recensione

I protagonisti
di Robert Altman, 1992
Dopo aver raccontato l’America attraverso il ritratto dell’industria musicale in Nashville, Robert Altman mette in pratica un processo non dissimile sul cinema. I protagonisti è il babelico scandaglio di Hollywood, dominato dalla luciferina interpretazione di Tim Robbins…
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Last Action Hero (1993) di John McTiernan - Recensione | Quinlan.it

Last Action Hero – L’ultimo grande eroe
di John McTiernan, 1993
Di non brillantissimo successo all’epoca della sua uscita, Last Action Hero – L’ultimo grande eroe di John McTiernan è in realtà un godibile giocattolone di intelligente costruzione metacinematografica. Molto divertente, con uno Schwarzy eroe crepuscolare alla fine del Mito…
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occhi di serpente recensione

Occhi di serpente
di Abel Ferrara, 1993
Occhi di serpente è un penetrante e doloroso scavo interiore, quasi bergmaniano nel gioco di specchi riflettenti tra il feroce film da camera che Eddie Israel sta girando e le identità che si spezzano fuori dal set. Un’opera teorica e viscerale allo stesso tempo…
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Forgotten Silver
di Costa Botes, Peter Jackson, 1995
Uno dei più travolgenti e geniali mockumentary della storia del cinema, con ogni probabilità il capolavoro di Peter Jackson. Forgotten Silver è l’ultima frontiera dell’utopia, la cristallizzazione definitiva di quell’ideale cinema bigger than life che il regista neozelandese ha sempre perseguito con estrema coerenza…[continua a leggere]

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Nitrato d’argento
di Marco Ferreri, 1996
Nel 1996 Marco Ferreri già gridava che il cinema è morto, in epoca di affermatissima vhs, nascente dvd, dilagante tv e incipiente pay-tv. Nitrato d’argento, suo ultimo film, celebra un divertito de profundis per la sala cinematografica intesa come luogo pubblico a largo raggio…
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boogie nights recensione

Boogie Nights – L’altra Hollywood
di Paul Thomas Anderson, 1997
Tragico e divertente, iper-pop senza cedere alla lusinga della patina, Boogie Nights è il sogno/incubo americano guardato attraverso il buco della serratura, ed è allo stesso tempo un omaggio al cinema pornografico, categoria che fa proprio dello sguardo la sua arma detonatrice…
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Innocenza selvaggia Recensione

Innocenza selvaggia
di Philippe Garrel, 2001
Ulteriore film di Philippe Garrel sul cinema e su Nico, la cantante sua compagna morta tragicamente dopo una condizione di pesante tossicodipendenza, Innocenza selvaggia è un’opera, ancora una volta autobiografica, tra esorcismo ed espiazione, incentrata sui temi cari al regista…
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Mulholland Drive
di David Lynch, 2001
Con Mulholland Drive David Lynch decompone tutti gli elementi narrativi del suo cinema, e del cinema tour court, per celebrarlo con un magnifico epitaffio. Forse il primo film a essere davvero entrato nel “nuovo millennio”, e nel corto-circuito dell’immagine in movimento…
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hollywood ending recensione

Hollywood Ending
di Woody Allen, 2002
Hollywood Ending non è uno dei migliori parti creativi di Woody Allen, ma consente al regista newyorchese di raccontare una volta di più – e con particolare crudeltà – il mondo di Hollywood, quel mondo che di lì a qualche anno tornerà di nuovo a emarginarlo e infangarlo…
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cigarette burns recensione

Cigarette Burns – Incubo mortale
di John Carpenter, 2005
Può un film portare lo spettatore alla follia, distruggerlo completamente? Questo è l’interrogativo alla base di Cigarette Burns – Incubo mortale, episodio della prima stagione della serie televisiva Showtime Masters of Horror diretto da John Carpenter…
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King Kong
di Peter Jackson, 2005
King Kong è la messa in scena dell’utopia di Colin McKenzie, è il cinema bigger than life che celebra sé stesso, è il set della Salomè che emerge dalla giungla, finalmente pronto per ospitare una faraonica rappresentazione. È il classico e il moderno in un unico fotogramma…
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INLAND EMPIRE
di David Lynch, 2006
INLAND EMPIRE è l’ennesimo capolavoro partorito dalla mente di David Lynch. Un viaggio nel sogno/incubo del cinema, senza via d’uscita alcuna. “Un bambino uscì per giocare, aprì la porta e vide il mondo. Attraversando la porta causò un riflesso. Nacque il male. Nacque il male, e seguì il bambino.”
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The Screen at Kamchanod
di Songsak Mongkolthong, 2007
Il cinema horror thailandese sembra essere già passato di moda, eppure una decina di anni fa rappresentava uno dei fari internazionali del genere. Lo dimostra proprio uno dei titoli più oscuri, The Screen at Kamchanod di Songsak Mongkolthong, visto al Far East di Udine nel 2008…
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Baghead
di Jay e Mark Duplass, 2008
Baghead è la conferma del folle cinema dei fratelli Duplass, qui alle prese con la rilettura del tutto personale del thriller: i dialoghi brillanti e logorroici, la mdp a mano, sporca e decisa a rimanere incollata ai volti dei protagonisti qualsiasi cosa accada, la scenografia minimale, con le location ridotte al minimo indispensabile…[continua a leggere]

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Tropic Thunder
di Ben Stiller, 2008
Tra irresistibili citazioni di Platoon, crisi d’identità degli attori, pesanti ironie sui produttori, smascheramenti dei trucchi cinematografici, poderose frecciate allo star system e via discorrendo, Tropic Thunder regala varie sequenze memorabili e molti motivi per farsi quattro risate…
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Zack & Miri – Amore a… primo sesso
di Kevin Smith, 2008
Zack & Miri – Amore a… primo sesso segna il ritorno in pista di Kevin Smith dopo una serie di opere opache, quando non completamente mediocri. Con questa commedia sapida e sguaiata sembra di intravedere di nuovo l’umorismo ossessivo che fu alla base del successo di Clerks…
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Oki’s Movie
di Hong Sangsoo, 2010
In un cinema che spesso si impaluda, cercando forse di inseguire o di afferrare il reale, nella raffigurazione di forme sentimental-erotiche alternative, c’è un regista che continua a delinearne stupendamente contorni e sfumature, con un tratto di pennello libero e non ingombrante e senza alcuna pena di invischiarsi negli stereotipi… [continua a leggere]

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The Artist
di Michel Hazanavicius, 2011
Impreziosito da Goodman, Cromwell e Penelope Ann Miller, The Artist si regge completamente sulle spalle di una coppia di eccellenti attori come Jean Dujardin e Bérénice Bejo. Un brillante omaggio al cinema muto: una storia d’amore prevedibile, ma in grado di rapire lo sguardo dello spettatore…
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hugo cabret recensione

Hugo Cabret
di Martin Scorsese, 2011
Omaggio di Martin Scorsese al cinema delle origini e al cinema classico, Hugo Cabret è un film che usa il punto di vista di un ragazzino per riscoprire in chiave ludica l’origine della settima arte, cui il regista si è spesso dedicato, con i suoi documentari sul cinema…
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Super 8
di J.J. Abrams, 2011
Con Super 8 J.J. Abrams firma un accorato omaggio al cinema “sull’infanzia”, di cui fu maestro indiscusso Steven Spielberg. Un gioiello di fantascienza umanista da non lasciarsi sfuggire, impreziosito dall’interpretazione di un gruppo di giovanissimi attori…
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The Canyons
di Paul Schrader, 2013
Benvenuti nell’era del post-cinema. A guidarci in questa avvertura, con The Canyons, Paul Schrader, che porta sul grande schermo il suo divertito epitaffio in onore della settima arte. Un film che si apre sulle immagini di maestose sale cinematografiche in disuso…
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Saving Mr. Banks
di John Lee Hancock, 2013
Saving Mr. Banks racconta la storia della lunga trattativa tra Walt Disney e la scrittrice P.L. Travers per i diritti cinematografici di Mary Poppins. Un viaggio nel mondo mentale e nelle memorie di due inventori di mondi, con alcune debolezze ma non privo di fascino…
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La última película
di Mark Peranson, Raya Martin, 2013
La fine del mondo pronosticata dai Maya è vicina e un regista, insieme a una guida locale, decide di esplorare lo Yucatan alla ricerca delle location per quello che sarà il suo ultimo film e l’ultimo film della storia del cinema. S’imbatte in un gruppo di seguaci della new age e mistici Maya e in una giornalista, che ingaggia nel film. Ma il mondo non finisce… [continua a leggere]

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Why don’t You Play in Hell?
di Sion Sono, 2013
Gli yakuza Muto e Ikegami sono a capo di due clan in guerra da anni. Il primo cerca anche di rispondere alle ambizioni della figlia che vorrebbe diventare una star del cinema, mentre il secondo è vittima di una fascinazione ossessiva nei confronti della ragazza. Il regolamento dei conti diventerà un film… [continua a leggere]

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Maps to the Stars
di David Cronenberg, 2014
Maps to the Stars, ovvero Hollywood secondo David Cronenberg, un microcosmo attraversato da sensi di colpa, violenze segrete e stelle prive di luci. Un viaggio nell’oscurità alla ricerca della fiamma della libertà, evocata oramai solo dalle parole di Paul Éluard…
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Sils Maria
di Olivier Assayas, 2014
Olivier Assayas sviluppa una riflessione meta-cinematografica a partire dalle suggestioni dei vari All About Eve di Joseph L. Mankiewicz, Opening Night di John Cassavetes e Die bitteren Tränen der Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder…
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Eisenstein in Messico
di Peter Greenaway, 2015
Nel 1931 il cineasta sovietico Sergei Ėjzenštejn viaggia a Guanajuato per dirigere il suo film ¡Que viva Mexico!. Lì incontra una nuova cultura, scopre una nuova rivoluzione e scopre anche il suo corpo, concedendosi momenti lubrichi con il suo accompagnatore indigeno. Ėjzenštejn viene ritratto come un eccentrico artista…[continua a leggere]

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Ave, Cesare!
di Ethan e Joel Coen, 2016
Divertissement cinefilo e metalinguistico, parata di stelle di oggi e, idealmente, di ieri: Ave, Cesare! è un noir, un peplum, un musical, un western, una commedia romantica. È la fabbrica dei sogni osservata e raccontata dai fratelli Coen: arte e industria, idee e denaro, realtà e illusione…
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La caméra de Claire
di Hong Sangsoo, 2017
Dopo In Another Country, Isabelle Huppert torna a recitare per Hong Sangsoo: La caméra de Claire, che ha come location il Festival di Cannes dello scorso anno, è una riflessione sulla chiarezza dell’immagine e del discorso meta-cinematografico del cineasta coreano…
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The Disaster Artist
di James Franco, 2017
Ultima fatica da regista per James Franco, The Disaster Artist è un’esilarante commedia che rievoca la realizzazione nel 2003 di The Room, cult definito uno dei film più brutti della storia. Con Franco protagonista, affiancato da suo fratello Dave e uno stuolo di star in partecipazione amichevole…
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I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians
di Radu Jude, 2018
«Non mi importa se passeremo alla storia come barbari»: parola del presidente rumeno Antonescu, che nel ’41 avviò la pulizia etnica del fronte orientale. A quel fatto, oggi dimenticato (o, meglio, nascosto) una regista dedica un reenactment pubblico a Bucarest, di cui si segue la tormentata lavorazione fra prove, discussioni, ricerche, censure, incomprensioni… [continua a leggere]

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Pretenders
di James Franco, 2018
Terry è uno studente di cinema ossessionato dalla Nouvelle vague. Phil è il suo migliore amico. Entrambi sono sedotti dalla misteriosa Catherine e, più questa relazione a tre va avanti, più i due uomini si rendono conto di non conoscere realmente la vera Catherine. Dopo anni di sesso, tradimenti e danni collaterali, i tre conducono uno stile di vita che finirà per… [continua a leggere]

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Zombie contro zombie – One Cut of the Dead
di Shinichiro Ueda, 2018
Primo lungometraggio diretto da Shinichiro Ueda, il film parte da un’idea di per sé brillante: se foste impegnati nella lavorazione di un film di zombi, e i morti viventi risorgessero realmente dalle tombe, sapreste resistere alla tentazione di continuare le riprese? Da qui prende il via un’operazione tanto demenziale quanto affascinante… [continua a leggere]

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C’era una volta… A Hollywood
di Quentin Tarantino, 2019
Un film che in apparenza nega alcuni tratti distintivi della poetica di Quentin Tarantino. In realtà il regista statunitense sfrutta l’ambientazione storica (il 1969, tra crisi di Hollywood e rinnovamento anche violento della società) per rinnovare il proprio discorso sull’interpretazione di un ruolo e sul cinema come elemento salvatore, in grado di redimere la Storia… [continua a leggere]

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Mank Recensione

Mank
di David Fincher, 2020
David Fincher vorrebbe farci tornare a sognare il grande Cinema proprio in un momento in cui il cinema non c’è. Ma il suo Mank alla fine risulta essere più un omaggio al padre che ha scritto la sceneggiatura, scomparso nel 2003, che alla grande Hollywood che fu.
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Info
Il sito della Cinémathèque française.
Il sito della Cineteca Nazionale.
Il sito della Cineteca di Bologna.
Il sito della Cineteca del Friuli.

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